Interviste per la conoscenza del territorio

Cosa sono

  • Si tratta di interviste “a campione” che hanno come finalità quella di arricchire lo sguardo di comprensione sulla realtà parrocchiale e civile interessata dalla Missione.
  • Sono collocate nel tempo di preparazione perché è un tempo di ascolto.
  • Esprimono il desiderio della Comunità cristiana di “uscire da sé” di non essere autoreferenziale e di conoscere più approfonditamente la realtà a cui è diretto l’annuncio cristiano.
  • Per questo non devono essere direttive e non sono il luogo di polemiche, di discussioni al fine di convincere l’interlocutore, ma solo di raccogliere dati!

Come prepararle

Gli intervistatori è meglio siano in coppia ma bisogna designare un gruppetto più ampio per decidere insieme il “campione” degli intervistati (le famiglie o i giovani da contattare). Non essendo un sondaggio vero e proprio la individuazione oculata degli intervistati è molto importante.

Sarà necessario, dopo la decisione, non improvvisare l’intervista, ma prendere i dovuti contatti. Se gli intervistatori non conoscono gli intervistati, saranno le persone che li conoscono a fare da ponte, da mediatori, preparando le persone o presentando personalmente gli intervistatori agli intervistati.

Una volta preso il contatto si stabilisce l’orario ed il luogo per l’incontro.

Come scegliere il campione

Avere cura che esso rappresenti non solo i partecipanti ma anche i lontani. Se, per esempio, vogliamo intervistare delle famiglie sarà importante pensare a

  • 1 o 2 famiglie partecipanti (sono circa il 12% in media nel nord Italia)
  • 1 famiglia che non solo partecipa ma compie dei servizi in parrocchia (7%)
  • 2 famiglie che partecipano saltuariamente (circa il 50%)
  • 1 o 2 famiglie che non partecipano mai.

Così si ha un “campione” di 6 famiglie che copre quasi tutta la gamma delle persone in un contesto ecclesiale. Questo criterio (di intervistare anche persone al di fuori dell’ambito ecclesiale) vale per tutte le fasce di persone che si vogliono intervistare …

Per i giovani il “campione” potrebbe essere configurato così:

  • Due o tre giovani che partecipano alla vita parrocchiale
  • Due o tre che non vi partecipano
  • Qualche animatore giovani
  • Uno o due genitori
  • Qualche operatore esterno alla vita parrocchiale (ad es. assessore alle politiche giovanili, operatore di strada o altro…)

Intervista vera e propria

Cercare di creare un ambiente di fondo sereno e disteso, di un incontro personale durante il quale gli intervistatori cercheranno di avere in testa gli argomenti sui quali rivolgere le domande. Avere cura di porre solo domande aperte… non direttive, non da risposte sì o no … queste solo per eventuali chiarimenti e per evitare possibili equivoci e fraintendimenti.

Domandare la possibilità di prendere appunti e appuntare le risposte …

Esito dell’intervista

Normalmente, se si è riusciti a creare un clima disteso e di dialogo, il sentimento finale è di gratitudine, la sensazione di aver vissuto un momento significativo a livello di comunicazione profonda che può preludere ad altri incontri simili. Sarebbe già un buon risultato per una comunità cristiana.

Dopo l’intervista: raccolta del materiale

  1. riguardare gli appunti
  2. cercare i punti positivi raccolti da ogni intervistato
  3. cercare i punti critici più ripetuti …
  4. a partire da questa sintesi breve ragionare sulle categorie prese in considerazione, sui loro bisogni e necessità, sulle offerte (sociali ed ecclesiali) presenti, su quelle che si potrebbero mettere in atto…

Stabilire gli obiettivi pastorali

Questi rispondono alla domanda: “Cosa voglio che succeda concretamente”?

  1. Evitare gli obiettivi irrealistici: ad es … Cosa voglio dai giovani? Che tornino tutti in Chiesa? … cosa voglio con le famiglie? … che si impegnino tutte in parrocchia?
  2. Esplicitare sempre (e meglio che si può) gli obiettivi, aiutare a dirseli (mettendoli per iscritto). Altrimenti alla fine io pretenderò, senza rendermene conto, che le persone si comportino e facciano quello che io penso che loro dovrebbero fare … senza averglielo mai detto..
  3. Obiettivi che siano semplici ma non generici (ad es. Rivitalizzare … – può significare tutto o niente; tenere viva la dimensione spirituale dei giovani è già diverso);
  4. C’è qualcosa che a livello di struttura parrocchiale deve cambiare per fare spazio a questi obiettivi? (avere il coraggio di predisporre mutamenti e cambiamenti in vista degli obiettivi delineati). Non funziona il pensare a ottenere il massimo senza che nulla cambi e nulla si trasformi…

Ovviamente i dati emersi dalle interviste saranno accostati a quelli che i parroci, il Consiglio pastorale e gli altri operatori già conoscono. Possono aiutare a confermare impressioni precedenti, arricchire visioni parziali, dischiudere prospettive diverse.

Materiale

Scarica le schede per le interviste ai giovani e per le interviste alle famiglie