Lettera a frate Antonio

 Lettera di Francesco d’Assisi a Frate Antonio

I documenti manoscritti, che trasmettono la lettera a frate Antonio e ne garantiscono l’autenticità, ci informano che anche il futuro santo, già passato dal capitolo di Pentecoste del 1221 all’eremo di Montepaolo (Forlì) e poi avviato alla predicazione, in un momento cruciale per la vita dell’Ordine, sentì il bisogno di ricorrere a Francesco, in quanto “non ebbe la presunzione di insegnare, benché pregato dai frati, se non dopo aver ricevuto la licenza del beato Francesco” (Esser, Scritti, 180-181). Si trattavaa, come dice la lettera, dell’insegnamento della “sacra Teologia, che il concilio Lateranense IV chiedeva ai vescovi di far impartire ai sacerdoti e agli aspiranti al sacerdozio, presenti anche tra i frati minori, come appare da più fatti convergenti. La risposta positiva di Francesco, databile con sicurezza dopo l’approvazione della Regola Bollata (29 novembre 1223) esprime la venerazione del santo per la “signora sapienza” divina, che la “santa, pura semplicità” sa tradurre nello “spirito dell’orazione e devozione”. I grandi pensieri di Francesco appaio anche dai suoi testi più brevi.

 

A frate Antonio, mio vescovo, frate Francesco augura salute. Ho piacere che tu insegni la sacra teologia ai frati, purché in questa occupazione tu non estingua lo spirito dell’orazione e della devozione, come è scritto nella Regola. FF 251 – 252