La nascita delle Missioni al Popolo

 La nascita delle missioni al popolo

La missione popolare si distingue dalla predicazione missionaria itinerante che abbiamo visto caratterizzare il ‘400 anche se ne continua alcune dimensioni specifiche.

Le missioni popolari si differenziarono a poco a poco da ogni altro genere di predicazione, assumendo metodi propri che favorirono una loro larga espansione dal XVII secolo fino ad oggi in tutta l’Europa cattolica, a cominciare dall’Italia e dalla Francia, per estendersi poi ad altri Paesi e Continenti.

La missione popolare, è una forma organizzata di evangelizzazione straordinaria e periodica affermatasi a partire dalla seconda metà del XVI secolo e realizzata in aree rurali e urbane da missionari chiamati dall’Ordinario ecclesiastico del luogo. La durata della missione varia secondo le epoche, gli ambienti e le condizioni religiose delle comunità cristiana destinataria dell’azione missionaria.

La missione popolare si propone di rinnovare la vita cristiana del popolo di Dio mediante l’esposizione e l’approfondimento delle principali verità della fede (con un’attenzione speciale rivolta al senso del peccato, all’importanza della grazia e ai novissimi) e la celebrazione di liturgie e di pratiche devozionali. La predicazione e le celebrazioni sono finalizzate alla conversione del cuore, all’osservanza dei comandamenti e alla perseveranza nella frequenza ai Sacramenti (soprattutto quelli della Riconciliazione e dell’Eucaristia) e nell’esercizio della carità cristiana.

La diversità delle ipotesi circa le origini delle missioni popolari è dovuta al fatto che queste sono sorte in Europa quasi contemporaneamente in diverse aree geografiche e per opera di soggetti diversi. Ciò comprova che si trattava di un autentico segno dei tempi.

Tra le prime testimonianze di missioni popolari ci sono quelle relative alla Compagnia di Gesù: le Costitutiones circa missiones, inserite poi nelle Costituzioni della Compagnia di Gesù, ne sono un primo documento insieme agli Esercizi spirituali che costituivano l’ossatura della predicazione. Il gesuita Silvestro Landini (1503-1554) viene considerato uno dei primi grandi missionari popolari.

Anche i Cappuccini ebbero un ruolo di rilievo nella diffusione delle missioni popolari accompagnate alla pratica delle Quarantore propagata in Europa dai membri dell’Ordine a partire dal 1537.

François Bourgoing (1585-1662), terzo superiore generale dell’Oratorio in Francia, fondato da Pierre de Bérulle, sosteneva nel 1646 che le missioni popolari fossero nate con l’Oratorio.

Diversi e concomitanti furono, in realtà, i motivi della nascita e della diffusione delle missioni popolari: la riforma religioso-morale auspicata da vivaci movimenti di risveglio evangelico e confluita nei documenti del Concilio Tridentino, il rinnovamento interno degli Ordini religiosi antichi, la nascita dei Chierici Regolari, l’urgenza di premunire i fedeli contro gli errori del protestantesimo e la redazione di nuovi catechismi concorsero a suscitare nel periodo post-tridentino nuovi metodi di cura pastorale, tra i quali queste forme di predicazioni temporanee, che ricevettero il nome di “missioni interne” per distinguerle dalle missioni estere dirette ai popoli non ancora evangelizzati, o di “missioni popolari” perché destinate a incrementare la genuina religiosità del popolo cristiano, rinvigorendone la fede e la purezza dei costumi.

 

 Sviluppo storico

Secolo XVII

Nei secoli XVII-XVIII le missioni popolari rappresentarono uno dei fenomeni psicologici di massa più affascinanti della vita cristiana dell’epoca. Si possono distinguere tre stili principali di missioni popolari: lo stile condotto soprattutto in Italia e Spagna e ispirato nei contenuti agli Esercizi ignaziani; lo stile condotto soprattutto in Francia e Germania che aveva una forte connotazione catechistica; lo stile, infine, dei Cappuccini.

 

 Italia e Spagna

La forma di missione popolare che predominava in Italia e in Spagna, aveva lo scopo precipuo di risvegliare il fervore religioso e la qualità della vita morale dei fedeli. I temi principali delle prediche (fine dell’uomo, gravità del peccato, passione e morte di Gesù Cristo, scelta di vita, necessità della grazia per il conseguimento della salvezza eterna, la morte, il giudizio, l’inferno e il paradiso) s’ispiravano agli Esercizi di Sant’Ignazio di Loyola.

Lo stile di queste missioni era caratterizzato da un forte richiamo penitenziale, carico di drammaticità e di emotività, allo scopo di smuovere gli affetti degli ascoltatori e di renderli attivamente partecipi nel loro cammino di conversione. Per giungere a questo scopo i missionari usavano un insieme di segni e di pratiche suggestivi e commoventi: uso di teschi ed evocazione di dannati, processioni penitenziali dove i partecipanti portavano segni di compunzione (croci, flagelli, catene, abiti scuri, cappucci e veli che coprivano il viso), roghi (di libri riprovevoli, di legature magiche, di fatture), bacio del crocifisso da parte di tutti, pacificazioni, confessioni e comunioni generali, solenni promesse di perseveranza nel bene.

Questo tipo di missione popolare si ritrova soprattutto nelle missioni realizzate dai gesuiti nel Regno di Napoli.

Anche a Roma, da una originaria predicazione occasionale sulle piazze, inaugurata da alcuni Padri del Collegio Romano intorno al 1600, sviluppò con un suo proprio metodo la “Missione urbana mensile” che ebbe il centro animatore nel celebre “Oratorio Caravita”, storpiamento popolare del nome del suo organizzatore, il padre Pietro Garavita (†1658): ogni domenica e festa del mese i fedeli erano invitati a recarsi nella chiesa designata per la missione, dove si teneva un’istruzione catechistica e il dialogo, una breve meditazione sulle verità eterne e la benedizione del Santissimo Sacramento: nell’ultima domenica, in un clima di festa e di grande partecipazione popolare, si chiudeva la missione con le confessioni e la comunione generale, così ogni anno la missione raggiungeva a turno i principali quartieri della città.

 

 Francia e Germania

Le missioni popolari che venivano condotte in Francia e in Germania, pur non rifiutando alcuni elementi spettacolari, cercavano di adattarsi di più alla sensibilità popolare e di far leva sulla persuasione più che sull’emozione. La predica diventava meno emotiva, più ragionata, organica e formativa, in una parola: più catechetica. In tal senso una speciale attenzione era rivolta alla catechesi dei fanciulli in preparazione alla prima comunione e alle conferenze e all’istruzione religiosa delle varie categorie di adulti. Venivano anche redatti catechismi di controversia per difendere i cattolici dal pericolo dell’eresia, ed elaborate sintesi dottrinali per il tempo successivo alla missione. Si provvedeva al ritorno periodico dei missionari o a interventi temporanei di sacerdoti ausiliari.

Questo tipo di missioni popolari fu diffuso largamente in Francia dai Padri della Dottrina Cristiana, dagli Oratoriani, dai Sulpiziani, dagli Eudisti di San Giovanni Eudes – che dal 1632 al 1674 predicò più di 110 missioni anche in grandi città – e specialmente dai Preti della Missione o Lazzaristi di san Vincenzo de’ Paoli (†1660). Quest’ultimo concepiva la missione come un gruppo di lavoro. Seguendo le sue indicazioni, i Lazzaristi operarono a favore delle popolazioni povere delle campagne con un loro proprio metodo: alla spettacolarità delle processioni penitenziali e del canto popolare preferivano un impegno più diretto nella catechesi, offerta alle diverse categorie di persone, e il canto gregoriano: curavano la formazione del clero e dei maestri con conferenze adatte e provvedevano alla perseveranza con la fondazione di Confraternite della carità per l’assistenza dei bisognosi. Novità nelle missioni popolari furono introdotte anche dai Monfortani, fondati da san Luigi Maria Grignion de Montfort (†1716). Essi svolgevano le missioni in piccoli centri, ricorrevano a una catechesi capillare, valorizzavano la pietà popolare, tenevano conto del bisogno di incontro e di festa che era insito nell’animo delle popolazioni, organizzando anche sette processioni per missione, che concludevano con la Rinnovazione delle promesse battesimali e la consacrazione alla Madonna.

 

Le missioni popolari dei Cappuccini

I Cappuccini, approvati da Clemente VII nel 1528, fin dalle loro prime origini scelsero un genere di predicazione che doveva essere semplice e vivace nel linguaggio, da adeguarsi il più possibile alla capacità di comprensione degli uditori, saldamente ancorata alla Sacra Scrittura, principalmente al Vangelo e orientata ad accrescere il culto della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia con la pratica delle Quarantore. Le norme emanate dal Ministro Generale Stefano da Cesena, superiore dal 1671 al 1678, dopo che il papa Clemente X con il breve Coelestium munerum aveva concesso ai Cappuccini l’autorizzazione formale a tenere missioni, ribadivano che la loro realizzazione doveva essere fatta “non con curiosità di sermone ma con infuocata parola”, predicando, confessando e istruendo il popolo, tanto al mattino quanto al pomeriggio, allo scopo di portarlo ad abbandonare il vizio e a praticare la virtù. Ai missionari era lasciata libertà d’iniziativa. Uno dei missionari cappuccini più famosi, Onorato da Cannes (†1694), apportò alcuni elementi nuovi: il ritiro di quattro giorni per le varie categorie di persone, l’uso della buona stampa come mezzo di perseveranza e la pratica dell’orazione mentale.