Il Secolo XVIII

 Il Secolo XVIII

Nel XVIII secolo le missioni popolari continuarono ad essere diffuse arricchendosi di nuove esperienze. Di fronte alle critiche che le ritenevano un “fuoco di paglia”, crebbe l’impegno dei missionari a organizzarle meglio e a perfezionarle nei loro contenuti e nelle loro varie espressioni per assicurare il risultato di frutti spirituali duraturi.

Il Settecento fu considerato il secolo d’oro delle missioni anche grazie anche alla nascita di nuove Congregazioni religiose che si dedicarono a questo ministero: i Preti Secolari di Santa Maria della Purità di Antonio de Torres, i Passionisti di san Paolo della Croce, i Redentoristi di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, gli Oblati di Rho.

Verso la fine del secolo XVIII le missioni interne, pur non scomparendo del tutto, subirono un improvviso arresto a causa dei problemi e della successiva soppressione della Compagnia di Gesù (1773) e lo scoppio della rivoluzione francese, che cercò di cancellare l’esistenza degli Istituti e delle Congregazioni religiose.

In Italia tuttavia s’imposero tre grandi figure di missionari popolari: san Leonardo da Porto Maurizio (†1751), san Paolo della Croce (†1775), e sant’Alfonso Maria de’ Liguori (†1787).

 

 San Leonardo da Porto Maurizio

Leonardo da Porto Maurizio, frate minore della corrente dei “riformati”, non creò un metodo nuovo, ma si avvalse del patrimonio preesistente, ideando una formula intermedia, ardente e insieme ragionata, diretta a commuovere e a convincere. La sua missione comprendeva prediche per tutti ed Esercizi spirituali per categorie di persone, la formulazione di solidi programmi di vita cristiana con insistenti richiami sull’importanza del sacramento dell’Eucaristia, le visite ai malati, le processioni e la diffusione del pio esercizio della Via Crucis.

San Leonardo alternava momenti contemplativi, insieme agli altri frati impegnati nell’apostolato a momenti di intesa predicazione. Dal 1730, su invito di Papa Clemente XII, cominciò a viaggiare per le missioni popolari in varie parti dello Stato pontificio, del Granducato di Toscana, della Repubblica di Genova e del Regno di Napoli. Le missioni popolari predicate da San Leonardo furono 343, svolte nell’arco di 44 anni, insieme con un numero imprecisato di predicazioni temporalmente più brevi.

Per lui una missione popolare necessitava di un’attenta e lunga preparazione di preghiera e studio, doveva durare almeno 15 giorni nelle campagne e 18 nelle città, preceduti da alcuni giorni per organizzare una sorta di servizio d’ordine che assegnasse i posti nelle chiese e designare dei “pacieri” incaricati di invitare alle prediche persone note per pubbliche inimicizie, seguiti poi da almeno un’altra settimana da dedicare interamente e personalmente all’ascolto delle confessioni, reputate la parte più importante della missione stessa. L’arte oratoria di San Leonardo, celebrata dai contemporanei e capace di richiamare migliaia di persone, aveva un carattere insieme teatrale e pratico.

Egli sapeva conquistare l’uditorio con toni drammatici e coinvolgenti, ammonendo i fedeli sul loro destino dopo la morte, sui danni del peccato e degli scandali per poi illustrare paternamente i benefici della confessione, del comportamento onesto e della buona educazione dei figli, come pure del dovere di pagare un giusto compenso agli operai e di rispettare il riposo festivo e l’obbligo dell’istruzione religiosa. Più volte denunciò il pericolo della massoneria. Gli effetti di queste prediche erano straordinari e spesso accompagnati da prodigi e manifestazioni di massa. Alle esortazioni e alle confessioni, comunque, San Leonardo aggiungeva la diffusione di alcune popolari devozioni per consolidare tra la gente il risultato delle sue missioni: la recita quotidiana di alcune semplici preghiere e del rosario, la devozione al Nome di Gesù, la pietà eucaristica, la comunione frequente, l’iscrizione alle confraternite, l’istruzione religiosa di base e, soprattutto, il pio esercizio della Via Crucis, che trasformò la devozione alla Passione di Cristo praticata solo nelle chiese francescane in preghiera comune a tutto il mondo cattolico, specie nel tempo quaresimale.

In effetti, egli ottenne il permesso di erigere la Via Crucis anche nelle chiese non francescane solo dopo ventidue anni di insistenze sui benefici effetti di questa devozione. San Leonardo eresse in Italia almeno 572 Viae Crucis, la più famosa delle quali fu a Roma, nel Colosseo, per il giubileo del 1750.

Il nuovo papa, Benedetto XIV, eletto nel 1740, stimava profondamente San Leonardo e avrebbe desiderato mantenerlo a Roma; tuttavia, non volle contrastare la sua volontà e le tante richieste di missioni popolari – tra cui fu molto impegnativa quella in Corsica dal maggio al novembre 1744 – che riceveva da ogni parte. Attese così l’occasione fornita dalla preparazione e dallo svolgimento dell’anno santo 1750, per affidargli cinque missioni popolari e due tridui a Roma, nel 1749, e le confessioni dei pellegrini, nel 1750. Terminato il giubileo, L., sebbene ormai indebolito, volle riprendere le missioni popolari, e ne compì ancora quattro a Lucca e tre a Bologna. Qui, dopo l’erezione dell’ultima Via Crucis nella chiesa di Pianoro, le sue condizioni di salute peggiorarono.

Alla notizia, Benedetto XIV lo richiamò a Roma, dove Leonardo giunse a fatica, per morire la tarda sera del 25 nov. 1751, nel convento di S. Bonaventura al Palatino. Benedetto XIV ne ordinò la sepoltura nella cappella di S. Francesco di quello stesso convento.

Nei processi canonici, Alfonso Maria de’ Liguori, Giovanni Battista De Rossi, l’arcivescovo di Firenze F.G. Incontri e quello di Ravenna F. Guiccioli e numerosi altri testimoni vollero sottolineare quanto Leonardo fosse zelante e irruente nelle prediche e delicato, sapiente e arguto nella direzione spirituale individuale.

 

 San Paolo della Croce

San Paolo della Croce apprese i metodi delle missioni popolari dal libro del frate minore Amedeo da Castrovillari Il zelo apostolico (Roma 1720). Per favorire la partecipazione della popolazione, le riunioni erano concentrate al mattino con le catechesi di base, finalizzate all’istruzione religiosa, e alla sera con le “prediche di massima“, seguite da meditazioni sulla Passione, entrambe destinate a provocare un cambiamento di vita. Paolo, che pur usava disciplinarsi pubblicamente quando lo riteneva opportuno, insisteva perché le manifestazioni esterne (processioni o altre celebrazioni) fossero ridotte al minimo per non distrarre la gente dal confronto con la Parola di Dio. Considerava inoltre la meditazione quotidiana sulla Passione la via maestra per portare il cristiano a un rapporto personale, fiducioso e filiale con Dio attraverso il Cristo, perciò il pensiero della Passione era quello che doveva permeare in qualche modo tutta la predicazione e le altre funzioni della missione.

 

 Sant’Alfondo Maria de’ Liguori

Un innovatore quanto al metodo missionario fu Alfonso Maria de’ Liguori. Egli riteneva che ogni strategia missionaria doveva essere collaudata sul campo in base ai bisogni spirituali delle popolazioni, perciò alla missione centralizzata preferiva una missione estesa anche ai centri più piccoli. Nella terza parte (Degli esercizi di missione) del suo scritto Selva di materie predicabili e istruttive per dare esercizi a preti, sant’Alfonso non escludeva il ricorso ai sentimenti per risvegliare negli uditori il senso del peccato, la compunzione del cuore, il desideri della grazia e della recezione dei sacramenti della riconciliazione e dell’Eucaristia, il gusto della preghiera, ma era incline a dare risalto più all’amore filiale di Dio che al timore servile. Auspicava inoltre in due dei capitoli, che trattano Del catechismo piccolo ai fanciulli e Del Catechismo grande al popolo, la diffusione di una ordinata catechesi sui misteri principali della fede, i sacramenti e i comandamenti di Dio con l’avvertenza di non spiegare ai fanciulli il sesto comandamento, limitandosi a dire che proibisce “peccati brutti”. Come elementi di rilievo per la perseveranza il de’ Liguori invitava i missionari popolari a suggerire la fuga dal peccato, l’esercizio della “vita devota”, l’orazione mentale, la meditazione della passione di Gesù, la devozione alla Vergine, l’impegno caritativo verso il prossimo.