Dal Secolo XX ai nostri giorni

 Il Secolo XX

Dalla fine del secolo XIX fino alla vigilia della prima guerra mondiale le missioni popolari continuarono ad essere fatte sia pur tra non poche resistenze create da governi anticlericali. Si iniziò, però, a percepire la crescente difficoltà a farsi ascoltare da alcune categorie di persone come gli intellettuali e gli operai.

L’affermarsi di regimi autoritari e dell’ideologia marxista, l’accelerazione del processo di urbanizzazione e di industrializzazione con lo spostamento di masse di contadini verso i sobborghi cittadini, la lotta di classe, il diffondersi sempre più largo delle correnti di pensiero critico anticristiano, l’abbandono della pratica religiosa da parte di numerosi credenti, l’aumento dell’indifferenza religiosa resero più difficile il lavoro dei missionari e richiesero da loro un impegno di formazione permanente con la preghiera e con lo studio, cui si dedicavano nei mesi di interruzione annuale della missione.

Istruttivo al riguardo il libro del gesuita Giuseppe Golia, Manuale pratico per le missioni al popolo (Padova 1931) dove l’autore esamina brevemente venti metodi, adottati da celebri missionari italiani ed esteri. Presenta quindi come deve essere formato il missionario, come deve regolare le sue relazioni con Dio, con il clero e i religiosi, con i fedeli, con gli avversari e gli eretici, i difetti che deve evitare, i criteri per l’accettazione della missione, la conoscenza del campo da coltivare, lo svolgimento dei vari momenti della missione con schemi di prediche (fine dell’uomo, salvezza dell’anima, castighi del peccato, inferno, ecc.), istruzioni e conferenze dialogate per dissipare errori e approfondire punti fondamentali della vita cristiana, le funzioni o celebrazioni da praticare (benedizione dei fanciulli, processione di penitenza, giornata mariana, prime comunioni, confessioni, ecc.), e la conclusione con una funzione mattutina e una vespertina con la celebrazione espiatoria per i defunti, la distribuzione dei ricordi stampati e degli oggetti sacri da lasciare a ogni nucleo familiare. Questo manuale fu un testo di riferimento per i missionari perché tenendo fermi i punti tradizionali e fondamentali della missione si presentava come una ricca fonte di idee per adattare la missione alle diverse circostanze delle località ove veniva svolta. In quel periodo, infatti, la missione popolare esigeva nel missionario fantasia e strategia per adeguarsi alle condizioni reali, superare difficoltà, indifferenza e inerzia delle popolazioni; oltretutto non doveva limitarsi ai soli fedeli, ma smuovere anche i lontani. Esigeva una profonda conoscenza del livello religioso del popolo e psicologia della gente.

Dopo il secondo conflitto mondiale vi fu una breve ripresa delle missioni popolari, principalmente in occasione dell’Anno Santo del 1950 e dell’Anno Mariano del 1954.

Da questa data fino al Concilio Vaticano II i gesuiti realizzarono nella sola Italia circa 10.000 missioni. Tra i missionari popolari gesuiti emerse la figura del P. Riccardo Lombardi che con le sue predicazioni in numerose città italiane e la sua azione religioso-politica, valutata in modo diverso anche dai cattolici, intervenne a difesa di un’attiva presenza dei cristiani nella ricostruzione morale e civile del Paese, invitandoli a reagire con vigore contro l’invadente ideologia marxista e laicista.

In Francia fu creato il “Centro Pastorale Missioni Interne”, che svolse una buona attività per circa dieci anni e scomparve nel 1967.

 

  Il Concilio Vaticano II

Già prima del Concilio Vaticano II si notavano segni di sfiducia nell’efficacia di questo tipo di predicazione straordinaria, sempre meno richiesta dai parroci, e gli stessi missionari stentavano a trovare i mezzi, i modi e i contenuti per renderla appetibile.

Dopo il Concilio Vaticano II si allarga la crisi che investe non soltanto la società civile ma anche la vita religiosa dei credenti. La mobilità della gente, il turismo di massa nei giorni festivi, il distacco dall’ambiente parrocchiale, l’impegno di lavoro, resero sempre più precaria la possibilità della convocazione del popolo in determinati momenti della giornata per l’ascolto della predicazione missionaria. Infine, i rapidi cambi di mentalità e di costume indussero gli stessi missionari a interrogarsi se le metodologie e i temi che avevano costituito i motivi ispiratori delle missioni popolari precedenti con la loro carica emotiva, morale e pratica fossero ancora sufficienti a trasformare il cuore dell’uomo oppure fosse necessario trovare altri metodi e proporre tematiche nuove che facessero presa sulla coscienza degli uomini per aiutarli a comprendere l’incidenza positiva del messaggio cristiano nella loro vita e nella vita della società.

Tra il 1970 e il 1980 le missioni popolari fecero difficoltà a farsi strada e a trovare consensi.

Nell’Esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi Paolo VI non ne parlò, tuttavia nei nn. 40-48 dello stesso documento ne esponeva in qualche modo i presupposti, la necessità e i criteri per una loro ripresa.

Nell’Esortazione apostolica Catechesi Tradendae Giovanni Paolo II invitò a ripristinare e a riorganizzare le “missioni tradizionali, spesso abbandonate troppo in fretta”, affermando che “sono insostituibili per un rinnovamento periodico e vigoroso della vita cristiana” (n. 47). L’invito non rimase inascoltato.

Dal 2 al 7 febbraio 1981 fu celebrato a Roma il I° Convegno Nazionale su “Missioni al Popolo per gli anni 80”, che cercò di mobilitare la coscienza cattolica a favore di “una efficace evangelizzazione a tutti i livelli”. Ai partecipanti al Convegno Giovanni Paolo II indirizzò un’allocuzione comunicando la riconoscenza sua e di tutta la Chiesa “per l’impegno e la buona volontà nel mantenere e nell’aggiornare la pia ed efficace pratica delle Missioni Popolari”.

In un discorso rivolto ai Provinciali della Compagnia di Gesù (27 febbraio 1982) lo stesso Pontefice ricordò che le missioni al popolo costituivano una “nota fondamentale” dell’Ordine e parlò del “rigoglioso sviluppo” e del “vasto benefico influsso” da esse offerto alla rivitalizzazione della vita cristiana grazie anche al contributo dei missionari gesuiti.

 

  I Frati Minori e l’impegno per le Missioni al Popolo

In occasione dell’ottavo centenario della nascita di S. Francesco nel 1982 i francescani d’Italia realizzarono una grande missione al popolo in 34 parrocchie di Roma che Giovani Paolo II inaugurò con un memorabile discorso.

A partire dal 1983 e per lunghi anni la Pontificia Universitas Antonianum dell’Ordine dei Frati Minori cominciò ad offrire corsi di aggiornamento annuali per predicatori impegnati nelle missioni popolari.

Nel Capitolo dei francescani d’Italia del 1983 fu affermato: “Nel rinnovato slancio di evangelizzazione ci sembra di individuare una provvidenziale indicazione dello Spirito del Signore per ringiovanire il carisma di s. Francesco nel nostro tempo.  E ci siamo rallegrati per l’apparizione di una nuova fioritura di impegno di predicazione specialmente attraverso la forma delle missioni al popolo secondo metodi e criteri moderni.”

Anche i documenti ufficiali dell’Ordine dei Frati Minori come Costituzioni Generali recepirono questo respiro stabilendo: “Come antica tradizione dell’Ordine i frati aiutino le chiese particolari seminando la parola di Dio e la fede cattolica con i mezzi più efficaci ed adeguati ai tempi e alle persone (105\2). Coloro che si dedicano al ministero della predicazione popolare molto stimata dagli inizi dell’Ordine rivolgano ogni loro attenzione alle persone semplici e prive di istruzione e cerchino i modi più idonei per proporre la verità del vangelo. Vivano fra la gente soggetti a tutti e confessino di essere cristiani (Rnb 16, 6)”.

La Conferenza dei Provinciali dei Frati Minori d’Italia nel 1984 costituì il Segretariato Nazionale per le missioni al Popolo per coordinare quanto già da tempo avveniva nelle singole Province: primo segretario fu P. Giambattista Montorsi, che conserverà questo servizio sino al 1997.

Ricordiamo alcune missioni: dal 18 al 29 novembre del 1987 a Pordenone in  collaborazione coi Frati Conventuali.  Nel 1988 missione cittadina a Reggio Calabria in preparazione a Congresso Eucaristico Nazionale. Nel 1989 dall’11 al 26 febbraio a Legnago in 7 parrocchie con 60 missionari, nel 1990 a Catanzaro in 15 parrocchie con 140 missionari, nel 1991 ad Arezzo in 21 parrocchie con 160 missionari e contemporaneamente a Mondovì in 9 parrocchie con 60 missionari, ne1 1992 a Cosenza con 180 missionari. Nel 1993 dal 9 al 21 novembre a S Benedetto del Tronto con 90 missionari.  Chiavari (tutta la diocesi nel 1994). Nel 1995 dal 14 al 26 novembre a Terni con 35 missionari.  Nel 1996 dal 12 al 24 novembre a Ravenna in 17 parrocchie con 150 missionari. Dall’11 al 23 novembre del 1997, in occasione del secondo centenario della canonizzazione di S. Leonardo da Porto Maurizio si è svolta la missione ad Imperia con la presenza di 90 missionari. E sono stati divulgati scritti dello stesso santo per gli esercizi spirituali. Altre missioni sono state vissute in collaborazione con i Frati Cappuccini, negli anni ‘80.

Tutto questo movimento post- conciliare portò ad un rinnovamento nelle forme e nei metodi delle missioni popolari. L’idea di Chiesa comunione e di partecipazione alla sua ministerialità da parte di tutti i membri del popolo di Dio, sebbene con ruoli differenziati, e della sua presenza nel mondo – come viene descritta nella Lumen gentium e nella Gaudium et Spes nonché nel magistero conciliare – portò a utilizzare un numero sempre maggiore di fedeli cristiani, appartenenti o meno a gruppi, comunità e movimenti ecclesiali, e di religiose nella preparazione, programmazione e attuazione delle missioni popolari.

In tale programmazione si cominciò a prendere in esame i problemi umani e le istanze religiose, affioranti nell’ambiente nel quale nel quale si sarebbe condotta la missione, ma anche gli aspetti problematici negativi che toccano le persone, partendo dalla composita e diversificata realtà politica, economica, sociale, culturale e spirituale dei destinatari. I missionari riconobbero che non era più sufficiente richiamare l’attenzione soltanto sulla salvezza individuale e su alcune verità fondamentali della fede, pur necessaria, ma che bisognava allargare le prospettive sui rapporti interni tra i vari membri della Chiesa, alla vita liturgica e sacramentale, alle relazioni con i fratelli cristiani separati e con i seguaci di altre religioni, i lontani e gli atei, alla denuncia del peccato in tutte le sue forme, individuali e sociali, occulte e pubbliche, ai temi della famiglia, della donna, della pace, della solidarietà, della fratellanza universale, della giustizia sociale, dell’inculturazione.

Si cercò di finalizzare le missioni alla creazione dei centri di ascolto del vangelo in modo che, organizzati per il periodo della celebrazione delle missioni, potessero continuare anche successivamente la missione rinvigorendo la vita parrocchiale e favorendo la formazione dei laici.

Crebbe, nei missionari, la cura nel preparare la missione coinvolgendo i parroci, i consigli pastorali e le varie associazioni e movimenti locali valorizzando il loro specifico apporto. L’ospitalità dei missionari fu pensata nelle famiglie al fine di creare un forte legame di amicizia perdurante anche dopo il rientro nei propri conventi.

Soprattutto si cercò di offrire anche nelle missioni popolari lo specifico francescano con la partecipazione di suore e di laici per esprimere il volto della famiglia francescana, e con essa, la gioia e la letizia del ritrovarsi per annunciare insieme il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo.

Nell’anno 2000 il Segretariato Nazionale O.F.M. per le Missioni al Popolo pubblicò la una Metodologia per rispondere agli inviti del magistero di una “nuova evangelizzazione”.

A tutt’oggi una delle pagine più belle del magistero sulle missioni al popolo rimane il Discorso di mandato missionario di Giovanni Paolo II alla missione di Roma del 1982 ed è proprio con queste espressioni che vogliamo concludere il nostro breve excursus:

“Andate, voi che siete i Frati del popolo, nel cuore delle masse, verso quelle folle sbandate e sfinite come pecore senza pastore di cui Gesù sentiva compassione (Mt 9,36). Il vostro Serafico Padre predicò davanti al Papa, ai Cardinali, ai saraceni e persino agli uccelli e alle distese dei prati e dei fiori ed invitava tutte le creature a lodare Dio. Andate voi incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo. Non aspettate che vengano loro a voi. Cercate voi stessi di raggiungerli! L’amore vi spinge a questo. La Chiesa intera ve ne sarà grata…” (Discorso Di Giovanni Paolo Ii Ai Religiosi Dediti Alle «Missioni Al Popolo» Nella Diocesi Di Roma, Lunedì, 15 novembre 1982).

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