Il Vangelo di domenica 31 maggio

Il Vangelo di domenica 31 maggio

Vangelo di Giovanni 20,19-23

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Breve commento

Gesù dona lo Spirito, secondo il vangelo di Giovanni, “la sera di quel giorno, il primo della settimana”, cioè la domenica, giorno dopo il sabato, quando inizia una settimana nuova. La vecchia creazione si era chiusa il sabato; adesso, con la Pasqua, si apre il tempo della nuova creazione. La colomba in alto, che muove le ali e invia raggi di luce agli uomini, ricorda la Genesi, l’inizio di tutto: “La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque”. Dio dona lo Spirito per farci venire alla luce, per farci rinascere. D’altronde è stata questa la sua prima parola, all’alba dei tempi: “Sia la luce!”.
Lo Spirito scende dividendosi in tante lingue di fuoco; vale la pena rileggere il versetto degli Atti degli Apostoli: “Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro”. Il testo greco usa il termine “glossa”, che indica l’organo della lingua, ma anche il fenomeno della parola, il linguaggio. La nuova umanità dovrebbe avere questa caratteristica, alternativa alla violenza: la capacità di dialogare e raccontare. Non a caso, Caino, il primo omicida, non parla mai; uccide soltanto. Abbiamo visto una scena spietata qualche giorno fa: un poliziotto ammazza George Floyd, il quale disperatamente ripete questa frase, mentre sta soffocando: “I can’t breathe”. Non posso respirare. Gesù dona agli Apostoli il suo respiro, il fiato di Dio, lo Spirito. “Soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo»”. La pentecoste è esattamente questo: Dio non toglie il respiro; lo trasmette. Lui non vuole la morte; desidera la mia vita.
Gesù, prima di morire, si mette a lavare i piedi. Ora lo Spirito farà in modo che continuino a sporcarsi, perché bisogna camminare molto per andare lungo le strade del mondo a raccontare l’amore del Signore, a ripetere i suoi gesti terapeutici, a far risuonare le sue parole cariche di luce e di energia. Lo Spirito scende e ci rende meravigliosamente unici, ciascuno con la propria storia; ma il grande dono è non essere soli. Il regalo dello Spirito è diventare fratelli.