Il Vangelo di domenica 22 settembre

Il Vangelo di domenica 22 settembre

Vangelo di Luca 16,1-13

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Breve commento

Due volti ha la ricchezza, serva infingarda; nata per l’uomo, troppo spesso prende il sopravvento.
Ti lusinga, ti convince della propria bontà e innocenza, parla con voce di miele dicendosi tua perché tu possa utilizzarla per i poveri. Ma pian piano, serpente antico e seducente, eccola padrona della tua vita, dei tuoi pensieri, della tua anima.
Dobbiamo vigilare per restare padroni di noi stessi, perché tutto è puro per i puri.
Ripensiamo a Francesco, servitore del Re e alla sua sposa, Madonna Povertà; a Elisabetta, regina e santa, che con distacco seppe trattare il denaro, servitore disonesto, dominandolo per amore del santo volto di Gesù che leggeva in ogni povero.
Siamone certi e non dimentichiamolo: non sarà il denaro ad accoglierci in cielo ma l’amore.
Dal Calendario del Patrono d’Italia, edizioni biblioteca francescana